Grico

Da Parracomumangi.

In ormai pochissimi comuni della Calabria e della Puglia si parla una lingua che è di chiara origine greca, il grecanico o grico. In genere si chiama grecanico la lingua parlata in Calabria e grico (o griko) la lingua parlata in Puglia, nel Salento. Sul nome ci sono varie discussioni e sopratutto sul termine "grecanico" che era usato dai romani per indicare qualcosa fatto "alla greca", ad imitazione dei greci, ma non proprio greco. Ma per quello che mi riguarda, non mi interessa tanto entrare nelle discussioni sul nome (che mi sembrano uno spreco di energie), quanto trattare l'argomento, per cui userò i due termini così anche le denominazioni greco di Calabria, greco di Puglia, greco del Sud Italia.

Indice

Testi di esempio

Nelle seguenti sezioni aggiungo degli esempi di greco di Calabria e/o di Puglia.

Dibattito sull'origine della lingua

Molto dibattuta è la questione sull'origine della lingua giunta miracolosamente fino a noi. Le teorie sono due:

  1. trattasi di un residuo della Magna Grecia
  2. trattasi della lingua reintrodotta dall'Impero Bizantino, che era di lingua greca

Storia

Nessun dubbio sul primo approdo della lingua: sappiamo che il Meridione d'Italia fu costellato di colonie greche in età classica, al punto che quella parte d'Italia era chiamata Magna Grecia (in greco Μεγάλη Ἑλλάς, Megale Hellàs). Certamente la lingua era il greco, che affiancò le lingue preesistenti, come l'osco dei bruzi[1], delle quali non ci rimane molto. Chissà, linguisticamente forse qualcosa è negli accenti, che spesso differiscono molto tra località costiere (zone greche) e montane (zone più a lungo sotto il dominio dei bruzi, ma che d'altro canto sono anche le zone dove il greco sopravviverà più a lungo).

Ora, il primo punto di scontro nel dibattito dei linguisti è la conquista romana. Anche il Sud Italia fu parte dell'Impero Romano il quale fermò anche l'ascesa della popolazione dei bruzi, che stava minacciando seriamente le poleis greche. È lecito supporre che il greco sparì dopo la conquista, soppiantato dal latino. Ma c'è da considerare che i romani avevano un grande rispetto della lingua e cultura greca, tanto che un patrizio romano che non conoscesse il greco era ritenuto una sorta di semianalfabeta. Dai documenti che abbiamo possiamo notare quanti servi (tutori dei figli delle famiglie agiate) avessero nomi greci; era per insegnare la lingua greca ai ragazzi, assieme alla filosofia, il teatro ecc. Tali servi di nome greco erano talmente tanti che c'è chi suppone che fosse una moda dare ad un servo colto un nome greco anche se non era greco davvero, perché i tutori greci erano i più prestigiosi, ma non tutti ne avevano uno. È quindi lecito supporre che, a meno che la cosa potesse destabilizzare l'unità dell'Impero, i romani abbiano lasciato sopravvivere la lingua greca nel Sud Italia, al contrario di tutte le altre lingue che trovarono nella penisola (etrusco, osco e le altre lingue, italiche e non).

Come sappiamo l'Impero Romano fu diviso e quello Occidentale decadde ben presto. Al contrario, quello Orientale sopravvisse per un altro millennio, divenendo l'Impero Bizantino ed usando la lingua greca come lingua ufficiale. E così, per uno strano capriccio della storia, l'Impero Romano (d'Oriente) ritornò per una seconda volta nel Sud Italia, ma portò la lingua... greca. Tornando alla discussione tra linguisti, abbiamo le seguenti possibilità:

  1. se il greco era sopravvissuto, questo ritorno della lingua lo rese più vicino alla lingua greca moderna, influenzandolo col greco bizantino e rendendo più difficile capirne la sua origine classica;
  2. se al contrario la lingua greca fosse ormai solo un ricordo del passato o di qualche isola linguistica simile a quelle attuali, Bisanzio lo reimportò.
  3. ci sono altre opzioni intermedie, come la possibilità che per un lunghissimo periodo di tempo ci sia stato un periodo di bilinguismo greco/latino (di tutta la popolazione o solo dei più colti?) però difficile da confermare per carenza di fonti.

Fatto sta, che dopo l'anno 1000 i normanni e gli svevi riconquistarono il Meridione cacciando Bisanzio da Calabria e Salento, e gli arabi dalla Sicilia, diffondendo il latino dell'epoca, già evoluto in direzione delle lingue moderne. Se l'arabo sparì dalla Sicilia lasciando poche traccie, il greco della Calabria e del Salento si contrasse più gradualmente, tanto da lasciare le isole linguistiche esistenti nell'Aspromonte e nel Salento. Tra parentesi questo è un punto chiave anche per capire la vicinanza linguistica tra la Calabria, il Salento e la Sicilia per quanto riguarda i dialetti latini che vi si parlano, denominati dialetti italiani meridionali estremi: la rilatinizzazione di queste regioni è più o meno contemporanea.

Caratteristiche

In effetti le varianti di greco presenti in Calabria e Salento presentano delle caratteristiche fonetiche e alcuni termini che hanno riscontro nel greco classico (dorico) ma non in quello medioevale e moderno. Tanto per confondere ancora, l'uso dei casi ed altre caratteristiche grammaticali lo rendono molto simile al greco moderno. Per approfondire, rimando al sito grecosuditalia.it.

La "mia" sul dibattito

Alla fine dei conti, indipendentemente da quale sia la posizione dei singoli studiosi sulla questione se il greco del Sud Italia sia di origine classica o bizantina, sta di fatto che non possiamo stabilirlo con certezza a meno di non trovare nuove fonti (cosa quasi impossibile). Da parte mia in questi casi lascerei aperto ogni spiraglio, e diffiderei da chi ha la certezza "in tasca", a meno che non porti con sé delle prove e fonti affidabili. Ovviamente l'ipotesi più affascinante, anche per me, è l'ipotesi classica; all'inizio l'avevo scartata ma le osservazioni grammaticali e fonetiche hanno fatto nascere dei leciti dubbi.


Note

  1. Non dobbiamo mai dimenticare le nostre origini. A chi dice fieramente di essere di origine greca, direi anche di ricordare quei popoli dei quali la storia ricorda di meno, come i Bruzi